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9 aprile 2026

Come funzionano i finanziamenti ai partiti in Italia: dalla legge al 2 per mille

Come si finanziano i partiti politici italiani? Dai referendum degli anni '70 all'abolizione del finanziamento pubblico, fino al sistema attuale basato sul 2 per mille e sulle donazioni private: ecco tutto quello che c'è da sapere.

La storia del finanziamento ai partiti in Italia

Il rapporto tra soldi e politica in Italia ha una storia lunga e travagliata. Per decenni, il finanziamento pubblico ai partiti è stato al centro del dibattito politico, tra scandali, referendum e riforme.

Il referendum sul finanziamento ai partiti del 1978

Il primo grande momento di svolta fu il referendum sul finanziamento ai partiti del 1978. I radicali di Marco Pannella promossero un quesito per abrogare la legge 195/1974 che aveva introdotto il finanziamento pubblico diretto. Il referendum si tenne l'11 giugno 1978: il 43,6% votò per l'abrogazione, ma non bastò. Il finanziamento pubblico rimase in vigore.

Quel voto segnò comunque un punto di non ritorno: per la prima volta, quasi la metà degli italiani aveva espresso contrarietà al fatto che i partiti ricevessero denaro pubblico.

Da Tangentopoli al referendum del 1993

Lo scandalo di Tangentopoli nei primi anni '90 portò alla luce un sistema diffuso di finanziamento illecito ai partiti. Le inchieste della magistratura milanese rivelarono che molti partiti ricevevano tangenti da imprenditori in cambio di appalti pubblici.

Nel 1993, sull'onda dell'indignazione popolare, un nuovo referendum abrogò il finanziamento pubblico diretto con il 90,3% dei voti favorevoli. Fu un risultato schiacciante. Il Parlamento, tuttavia, reintrodusse quasi subito una forma di sostegno pubblico sotto il nome di rimborsi elettorali ai partiti.

I rimborsi elettorali: un finanziamento pubblico mascherato

I rimborsi elettorali ai partiti, introdotti con la legge 157/1999, erano formalmente destinati a rimborsare le spese sostenute durante le campagne elettorali. In pratica, gli importi erogati superavano di gran lunga le spese effettive, configurandosi come un finanziamento pubblico sotto altro nome.

Il meccanismo prevedeva un fondo calcolato moltiplicando un importo fisso per ogni elettore iscritto nelle liste, indipendentemente dall'affluenza. I partiti ricevevano così centinaia di milioni di euro a legislatura.

L'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti

Il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito definitivamente con il decreto-legge 149/2013, convertito nella legge 13/2014. La norma ha previsto un'eliminazione graduale dei rimborsi elettorali, completata nel 2017.

Al posto del finanziamento diretto, la legge ha introdotto due strumenti alternativi:

  • Il 2 per mille dell'IRPEF: i contribuenti possono destinare una quota della propria imposta ai partiti iscritti nel registro nazionale
  • Le detrazioni fiscali per le donazioni ai partiti: chi dona a un partito può detrarre il 26% dell'importo fino a 30.000 euro

Il finanziamento pubblico ai partiti nel 2024-2025

Nel sistema attuale, il finanziamento pubblico ai partiti nel 2024 avviene esclusivamente attraverso il meccanismo del 2 per mille. Secondo i dati dell'Agenzia delle Entrate (consultabili su risultati5x1000.it), nelle dichiarazioni 2025 (redditi 2024) i partiti hanno ricevuto complessivamente oltre 35 milioni di euro.

I principali beneficiari del 2 per mille sono stati il Partito Democratico, Fratelli d'Italia e il Movimento 5 Stelle, che insieme raccolgono oltre il 60% del totale delle scelte.

Il finanziamento privato ai partiti politici

Accanto al 2 per mille, i partiti si finanziano attraverso donazioni private di cittadini e imprese. La legge prevede che tutte le erogazioni superiori a 500 euro annui vengano comunicate alla Presidenza della Camera dei Deputati e pubblicate sul sito istituzionale.

Secondo i dati che abbiamo estratto e reso consultabili su questo sito, dal 2019 al 2026 sono state registrate oltre 124.000 erogazioni per un totale di quasi 190 milioni di euro, provenienti da oltre 14.700 donatori unici verso 460 tra partiti, movimenti e comitati politici.

Il finanziamento privato ai partiti politici rappresenta oggi la principale fonte di sostentamento per molte formazioni. I dati mostrano una grande varietà: si va dalle piccole donazioni ricorrenti di poche centinaia di euro alle erogazioni di centinaia di migliaia di euro da parte di aziende e fondazioni.

Chi finanzia i partiti politici?

Chi finanzia i partiti politici in Italia? L'analisi dei dati rivela un quadro articolato:

  • Parlamentari e amministratori locali: molti eletti versano una quota del proprio stipendio al partito di appartenenza, spesso con donazioni mensili ricorrenti
  • Imprenditori e professionisti: donazioni individuali che possono raggiungere importi significativi
  • Aziende e società: oltre 2.200 soggetti giuridici hanno effettuato erogazioni ai partiti nel periodo analizzato
  • Associazioni e fondazioni: spesso legate all'area politica del partito beneficiario
  • Cittadini comuni: migliaia di piccoli donatori che contribuiscono con importi contenuti

Tutti questi dati sono consultabili in dettaglio nella sezione Ricerca avanzata di questo sito, dove è possibile filtrare per donatore, partito, anno e importo.

Il finanziamento illecito ai partiti

Il finanziamento illecito ai partiti è un reato previsto dall'articolo 7 della legge 195/1974 e successive modifiche. Costituiscono finanziamento illecito:

  • Le donazioni non dichiarate superiori alle soglie di legge
  • I contributi provenienti da enti pubblici o società a partecipazione pubblica
  • I finanziamenti da parte di Stati esteri o soggetti esteri non autorizzati
  • Le erogazioni effettuate in violazione degli obblighi di trasparenza

Le pene previste vanno da 6 mesi a 4 anni di reclusione sia per chi eroga sia per chi riceve il finanziamento illecito. La trasparenza garantita dalla pubblicazione dei dati sulle erogazioni, come quelli consultabili su questo sito, rappresenta uno strumento fondamentale per la prevenzione di queste condotte.

Il ruolo della trasparenza

La normativa vigente (Art. 5, D.L. 149/2013 e L. 3/2019) impone ai partiti di comunicare alla Camera dei Deputati l'elenco di tutti i soggetti che hanno effettuato erogazioni superiori a 500 euro annui. Questi dati vengono pubblicati in formato PDF sul sito della Camera.

Il problema è che migliaia di pagine di PDF non sono facilmente consultabili. Per questo abbiamo creato finanziamentipartiti.it: un database ricercabile che rende questi dati pubblici accessibili a giornalisti, ricercatori e cittadini.

Esplora i dati

Consulta il database completo dei finanziamenti ai partiti politici italiani.

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